Chi l’avrebbe mai detto? A due passi dal mare, nella verde pineta di Punta Marina Terme (RA) possiamo godere di una splendida esperienza di archeologia militare,un “Bunker Tour” organizzato dall’associazione culturale “Bunker Tour Ravenna”, preposta alla mappatura e valorizzazione del materiale relativo ai bunker tedeschi della Seconda  Guerra Mondiale. Il gruppo di volontari attivi su Ravenna e provincia fa parte del Comitato Ricerche Belliche 360°, fondato da Walter Cortesi nel 1980 a Cesenatico (FC). Grazie al loro lavoro molti bunker sono oggi visitabili (alcuni anche all’interno), sull’intero arco della Linea Gotica, che corre da Pesaro a Bosco Mesola (FE) per 820 km circa di linea fortificata.  

Chi se ne occupò? Chi costruì i bunker della Seconda Guerra Mondiale sulla Linea Gotica? Fu l’impresa TODT, creata da Fritz Todt, in stretta sinergia con i comandi militari del Terzo Reich. Il principale ruolo dell’impresa era la costruzione di strade, ponti e altre opere di comunicazione vitali per le armate tedesche e per le linee di approvvigionamento, così come per le opere difensive. Ma chi ci lavorò furono uomini italiani, perlopiù giovanissimi, inizialmente in maniera coercitiva. La ditta TODT a Ravenna si appoggiò alle imprese Benini di Savio e Zaffi di Ravenna.. Con il passare del tempo sempre più uomini entrarono a lavorare per la TODT, non solo per sopravvivere, ma anche e soprattutto per sfuggire all’arruolamento dei corpi armati della Repubblica Sociale Italiana e/o all’avvio forzato alle fabbriche belliche in Germania.

Il percorso turistico che ho sperimentato a Punta Marina Terme (RA), con partenza alle 19 dalla sede della Pro Loco, ha suscitato vivo interesse tra persone di tutte le età e provenienze: ravennati ma anche turisti, giovani, coppie con figli, persone di mezza età ed anziani. Si sviluppa verso sud, con visita in Via del Timone ai “Denti del Drago”, quindi Tobruk R668 visitabile anche all’interno, R668 con radio ricetrasmittente, quindi in Piazza Saffi per il casotto Ex Telegrafo, Bunker presso i Giochi Gonfiabili (ebbene sì, piuttosto nascosto ma ben visibile), Bunker presso la sede della Forestale Ravenna ed infine, due bunker presso lo stabilimento balneare Il Bolognino, dove un tempo insisteva l’aeroporto di Punta Marina Terme. Il percorso di vista è ben delineato e facilmente accessibile, dotato inoltre di cartellonistica, ha la durata di circa due ore.

Grande è stato il mio stupore nell’osservare i “denti del drago”, una fortificazione fatta di piramidi tronche di calcestruzzo, di misura variabile, collegate tra loro anche con filo di ferro e campi minati (all’epoca), pensata dai tedeschi per proteggere la linea di costa, che si riteneva potesse essere oggetto, da parte degli Americani, di sbarco dello stesso tipo di quello occorso in Normandia il 6 giugno 1944. Sono certa che pochi tra i turisti in transito in pineta conoscono l’origine di questi manufatti, ma l’Italia è un museo a cielo aperto, nel quale le belle scoperte sono sempre dietro l’angolo.

E bisogna sicuramente ringraziare Enrico Palazzo, che coordina il gruppo attivo su Ravenna, per il lavoro di pulizia e messa in sicurezza dei bunker (pare abbiano trovato anche parecchie vipere). Il primo bunker ad essere stato oggetto della nostra osservazione, lungo l’itinerario,  è stato un Regelbauter VF58c Tobruk, un bunker molto diffuso ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, perché facile da costruire, di basso costo e di ottima resa.

Ci è stato spiegato che l’armatura veniva preparata in rete, caricata su camion e portata nei vari siti, dove erano stati precedentemente preparati gli scavi, con tanto di guide in legno e il calcestruzzo necessario. Il calcestruzzo arrivava a destinazione tramite monorotaia. Allora Punta Marina Terme contava solo una decina di case, era sede della Finanza e le case erano abitate dai raccoglitori di pinoli della pineta (attività lavorativa oggi scomparsa).

Il secondo bunker può essere definito “dormitorio”: poteva alloggiare fino a 6 persone, è stato completamente bonificato ed è visitabile internamente. Era dotato di telefono, radio, e ogni comfort atto alla sopravvivenza. Vengono raccolte offerte per poter procedere a ulteriori attività.

Più avanti sul percorso di visita troviamo il Bunker 26, dietro al Bagno Susanna, su area demaniale pubblica. Il bunker è stato messo in sicurezza ed accessibile tramite rampa. In questo caso siamo saliti sul tetto, anziché internamente. Il bunker è stato dipinto dai volontari in colori adatti alla mimetizzazione con l’ambiente. Pare che da qui partissero importanti comunicazioni strategiche, dirette a Pola, in Istria, tramite ponte radio.

In Piazza Saffi a Punta Marina Terme (RA) abbiamo potuto osservare la Casa del Telegrafo, oggi Casa Forestale dello Stato. L’intera area di Punta Marina Terme e Marina di Ravenna era considerata dai tedeschi di vitale importanza strategica. I lavori atti alla costruzione dell’aeroporto sulle spiagge, che vennero livellate con moderni mezzi meccanici, furono tenuti top secret.

Ciò che io qui vado scrivendo manca di qualcosa: si chiama “conoscenza approfondita della materia” e “passione”, due ingredienti che animano chi ci ha guidati, regalandoci tantissime curiosità ed aneddoti sui tempi che furono. Un sentito grazie quindi a tutti loro e un suggerimento tecnico per voi: non perdetevi l’opportunità di approfondire la conoscenza del nostro territorio. Per info e contatti Enrico Palazzo Gruppo FB Bunker Tour Ravenna 3357826640