“Capanno Garibaldi” rappresenta un pezzo di storia ravennate, è ben conservato e visitabile da marzo a ottobre; esso fa parte dell’elenco dei siti monumentali della provincia di Ravenna 

Il Capanno Garibaldi si raggiunge percorrendo la SS Romea Nord direzione Ravenna, seguendo l’indicazione “zona industriale”, alla rotonda si svolta a sinistra per via Baiona, direzione Porto Corsini (RA). Si può parcheggiare sulla sinistra. Troverete il Capanno a 200 metri circa dal parcheggio. Il 6 Agosto 1849 Garibaldi fu ospitato in un umile capanno di cacciatori, detto “Il Pontaccio”, ora Capanno di Garibaldi. Il Capanno fu una delle tappe nel corso della fuga che Garibaldi fu costretto a compiere per sottrarsi alla cattura degli austriaci che perlustravano palmo a palmo il territorio. Nel corso della fuga, detta “trafila garibaldina”, Garibaldi perse la moglie Anita, deceduta alla Fattoria Guiccioli, sita in località Mandriole (RA).

Garibaldi si sottrasse alla cattura aiutato dalla popolazione locale, dal Capanno Garibaldi fu condotto a Castiglione, Case Murate, Coccolia, Forlì per poi passare in Toscana e infine a Genova, sfuggendo così agli austriaci. Il luogo è preservato in maniera ottimale grazie alla creazione nel 1879 di una società conservatrice, che conta oggi 124 soci a che si occupa della manutenzione del sito. Costruito nel 1810, il Capanno Garibaldi fu distrutto da un incendio nel 1910 e in seguito ricostruito fedelmente. Rappresenta un pezzo di storia ravennate ed è oggi inserito nell’elenco degli edifici monumentali della Provincia di Ravenna. Chiuso da novembre a febbraio di ogni anno, è aperto da marzo a ottobre (esclusi luglio e agosto) il lunedì e venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30.