Se vogliamo cercare i tesori delle antiche abbazie due sono i luoghi a Ravenna sui quali concentrare la nostra attenzione: la Biblioteca Classense e il Museo Nazionale. I possedimenti delle abbazie, principalmente Classe e San Vitale, furono ampi fino al XVIII sec. Nel XVI secolo i monaci camaldolesi di Classe trasferirono buona parte delle proprie collezioni all’interno delle mura della città, per motivi di difesa, andando ad occupare il complesso monumentale di San Romualdo, oggi Biblioteca Classense, con ingresso da Via Baccarini 3, Ravenna (RA).

I benedettini, che si erano inseriti presso la Basilica di San Vitale a partire dal X secolo, tra la fine del XV ed il XVIII secolo procedettero ad un ampliamento del complesso, utilizzando maestranze provenienti da Milano, Padova e Venezia. Il primo chiostro fu realizzato in epoca rinascimentale, seguito nel 1562 dal “Chiostro Novo”, opera dell’architetto Andrea da Valle e alla fine del XVI secolo fu realizzato il terzo, denominato anche chiostro dell’orto.

Le collezioni erano cospicue, poi alla fine del XVIII secolo vennero i francesi ed conventi si svuotarono e si chiusero. San Vitale fu trasformata in caserma e, solo dopo l’unità d’Italia, il Museo Bizantino, allora collocato presso la Biblioteca Classense, divenne Museo Nazionale. Occorrerà attendere il 1913-14 perché il Museo Nazionale venga trasferito nella sede attuale,  presso il complesso monumentale di San Vitale. I luoghi che avevano visto i monaci benedettini intenti alla loro vita di studio, preghiera e lavoro divengono il contenitore ideale per le collezioni antiche di oggetti d’arte e di reperti archeologici. Trovano spazio nei chiostri al piano terra le raccolte lapidarie, mentre ai piani superiori troviamo bronzi e placchette, transenne, tessuti, avori, ceramiche, una oploteca, la sala della sinopia, le icone, i reperti archeologici provenienti da Classe così come da tutta la provincia, le monete e altro ancora.

Sabato 25 aprile 2015 un nutrito gruppo di invasori ha pacificamente “abitato” gli antichi spazi del complesso benedettino di San Vitale, che oggi ospita il Museo Nazionale di Ravenna, con ingresso da Via San Vitale 17, Ravenna per partecipare a “Invasioni Digitali”.  La nostra invasione è stata organizzata da chi scrive, ovvero Antonella Barozzi, e si ispira a quanto messo in atto in Unione Sovietica per “Empty Project” nell’ambito del Hermitage Museum e del Bolshoi Theatre, di cui Ilaria Barbotti, ha recentemente scritto quiMi sono rivolta al Comune di Ravenna e poi di seguito alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Ravenna Ferrara Forlì Cesena Rimini, perché da subito ho pensato che il Museo Nazionale fosse lo spazio migliore in assoluto per ospitare un evento speciale quale l’invasione di quest’anno mirava ad essere. Non più solo una pacifica invasione da parte di appassionati di cultura, comunicazione digitale, fotografia e social media in genere, ma anche e soprattutto la creazione di un momento di cultura interattiva e partecipata, che andasse a coinvolgere soprattutto le nuove generazioni. Hanno aderito alla nostra manifestazione IDA – International Dance Association,  che ha una sede a Ravenna in Via Paolo Costa 2 e le community INSTAGRAM di di @ig_emiliaromagna e di @igers_ravenna

Ma veniamo allo svolgimento vero e proprio della nostra invasione. Abbiamo iniziato nel primo chiostro dalla Sala delle Erme, seguita dalla Sala di Porta Aurea. Nella Sala delle Erme troviamo sculture di età classica, provenienti da luoghi diversi: alcune sono state ripescate in mare dopo un naufragio occorso nel lontano XVI sec., altre recuperate dai depositi museali e restaurate, altre ancora dissotterrate dalla terra nel corso di scavi archeologici. La performance ha ridato loro nuova vita. I colori accesi degli abiti hanno contribuito ad esaltarne la bellezza e la forza espressiva

Nella Sala di Porta Aurea troviamo i resti della Porta edificata nel 43 d.C., andata distrutta nel 1582, di cui rimangono esposti alcuni frammenti di cornici, capitelli, nonché due eleganti patere marmoree ornate con motivi a ghirlanda. Qui il nostro interprete ha giocato a nascondino tra i preziosi pezzi archeologici, lasciandosi ammirare da noi moderni invasori.

Proseguendo siamo saliti al piano superiore, con una sosta piuttosto affascinante di fronte alla magica “Sala della Sinopia”, dove è possibile ammirare il disegno preparatorio in terra rossa – detto “sinopia” rinvenuto nel catino absidale di Sant’Apollinare in Classe nel corso di opere di restauro tra il 1970 e il 1976.

Il motivo iconografico è mutato rispetto a quello attualmente fruibile nella basilica, patrimonio Unesco dal 1996: qui raffigura pavoni affrontati con cesti di fiori e racemi, mentre in basilica troviamo due file di pecorelle ai lati di Sant’Apollinare. Le nostre splendide interpreti hanno realizzato un balletto moderno di grande effetto e suggestione

Proseguendo nella nostra visita abbiamo raggiunto la farmacia, un ambiente festoso e suggestivo, in cui campeggia un mobile di fine XVIII sec., proveniente da una bottega anticamente collocata in Via Mazzini a Ravenna, detta “De Mori”.

Nella Sala delle Transenne, allestita per noi su ideazione di Eugenio Sideri per IDA Ballet Academy, una installazione dal titolo “Mare Nostrum”, che ci ha portati a riflettere sul dramma delle morti nel Mare Mediterraneo, consumatosi negli ultimi giorni in Italia

Quale atto finale del nostro percorso è stato presentato il balletto “Buon viaggio…..a vederci”, coreografia curata da Carla Rizzu, che in versione integrale potete trovare online quiMa nella magica cornice della Sala del Refettorio del Museo Nazionale l’esibizione aveva un sapore diverso: ho ricevuto i complimenti da parte degli insegnanti, dei coreografi e dei ragazzi stessi per la meravigliosa opportunità che è stata loro data di esibirsi in un simile contesto di pregio architettonico ed artistico

La Sala del Refettorio presenta preziosi affreschi trecenteschi di Pietro da Rimini, che provengono dalla Chiesa di Santa Chiara a Ravenna, strappati, e/o staccati dalla sede originale (oggi Teatro Rasi di Ravenna), e qui collocati dopo un’opera di restauro conservativo.  Bello fotografare i ragazzi nella loro performance, bello condividere con loro la nostra invasione digitale. Ringrazio il personale tecnico-scientifico della Soprintendenza di Ravenna, che ci ha seguiti nel corso delle prove e nella realizzazione finale della visita guidata. Sono Ilaria, Aurora, Manuela, che hanno messo a disposizione tempo e professionalità per realizzare questo piccolo grande progetto.

Forse non tutti conoscono la storia di questo affreschi strappati e/o staccati dalla Chiesa di Santa Chiara a Ravenna. Un gruppo di donne ravennati, tra le quali figurava Chiara Da Polenta, costituì verso la metà del Duecento, una comunità secondo le regole delle Clarisse di Assisi. La chiesa che era annessa al monastero fu ricostruita sul vecchio oratorio di Santo Stefano, alla periferia della città di Ravenna. La consacrazione avvenne nell’anno 1311 da parte dell’arcivescovo Rinaldo da Concorezzo.

Il ciclo pittorico fu eseguito intorno al 1320 da Pietro da Rimini, artista molto operoso e autore di altri celebri affreschi, tra cui quelli conservati nella Abbazia di Pomposa, nella Chiesa di San Pietro in Sylvis a Bagnacavallo (RA) nella Chiesa di San Francesco a Ravenna, nel Cappellone di Tolentino nelle Marche.  Sui muri del presbiterio della Chiesa di Santa Chiara, le Clarisse vollero fosse dipinta la storia della salvezza, e venisse esaltata la Croce, in quanto elemento di redenzione. Probabilmente con i loro padri spirituali, i Minori Francescani, avevano definito con cura le scene da raffigurare sulle pareti e sulle volte. Questa importante testimonianza della cultura artistica del Trecento è stata realizzata ad affresco, la tecnica pittorica per eccellenza. Dopo aver eseguito la sinopia, ovvero il disegno preparatorio in terra rossa, su un intonaco ruvido e grossolano, il pittore eseguiva la sua opera dipingendo di volta in volta su porzioni di intonaco ancora fresco. La tecnica richiedeva grande maestria, capacità tecniche, e non ammetteva errori.

Con la soppressione degli ordini monastici, decretata da Napoleone Bonaparte nel 1805, si concluse bruscamente la vita del convento che ospitava le Clarisse; sopravvisse alla demolizione solo la chiesa e la decorazione del presbiterio.Negli anni Cinquanta, a causa della eccessiva umidità dell’edificio, gli affreschi versavano in pessimo stato di conservazione, e fu allora deciso di restaurarli consolidandoli. Dal 1956 si trovano esposte nella Sala del Refettorio le vele di Santa Chiara,distaccate. Successivamente sono stati posizionati nella Sala del Refettorio del Museo Nazionale di Ravenna anche  gli affreschi delle pareti di Santa Chiara, essendo pervenuti gli stanziamenti necessari all’attività di restauro. Le superfici dipinte sono state applicate ad un supporto, costituito da due tele di cotonina rinforzate da due tele di canapa, disteso su telai in alluminio.

L’ingresso al Museo Nazionale di Ravenna è a pagamento: intero 6,00 euro 3 ridotto 3,00 euro. Per maggiori info e prenotazioni visite guidate vi rimando al numero 0544 21 39 02.