Forse non tutti sanno che laddove oggi ha sede il negozio di Max Mara, in via IV Novembre 37, a Ravenna, sorgeva un tempo la ex Chiesa di San Michele in Africisco. Si tratta di una piccola basilica databile al VI secolo, che fu finanziata dal ricco banchiere Giuliano Argentario, come accadde per la Basilica di San Vitale e Sant’Apollinare in Classe, e da un suo parente, chiamato Bacauda, come voto all’arcangelo Michele. Consacrata dall’arcivescovo Massimiano nel 547, la chiesa deve l’attributo “Africisco” probabilmente alla Frigia, una regione dell’Asia Minore. Dal punto vista locale, il nome indicava il quartiere in cui sorgeva la chiesa.

In Piazza Andrea Costa 3, Ravenna (RA), ha sede la Casa Matha, antica associazione di pescatori, il cui Statuto risale al 1304.  Fonti storiche attendibili ci dicono che presso la Chiesa di San Michele in Africisco si era soliti celebrare i riti funebri per i soci defunti della Casa Matha, che assicurava ai propri iscritti una degna sepoltura su base solidaristica per i meno abbienti.

Originariamente a tre navate divise da pilastri, la chiesa fu più volte restaurata e nel ‘400-‘500 furono aggiunti la facciata e il campanile. La chiesa era dotata di una antica meridiana, su cui si regolavano tutti gli orologi della città di Ravenna; sul campanile una lastra in terracotta, raffigurante una deposizione, ricorda il luogo ove i morti sostavano prima dell’inumazione. Nel catino absidale della basilica trovava spazio un tempo uno splendido mosaico, acquistato nel 1843 dalla corte di Prussia e venduto successivamente al Kaiser Guglielmo II, che si trova oggi, a decorrere dal 1904,  al Bode Museum di Berlino. La decorazione prevede al centro un Cristo imberbe che regge una lunga croce e un codex aperto, con ai lati le figure degli arcangeli Michele e Gabriele. Nell’arco trionfale l’iconografia si ripete: un Cristo seduto in trono, affiancato dagli arcangeli e dai sette angeli dell’Apocalisse; ai lati i SS. Cosma e Damiano, mentre nell’intradosso dell’arco sono presenti motivi vegetali e colombe, con al centro l’Agnello.

Oggi sono entrata da Max Mara, dove non ho potuto fare a meno di fotografare gli antichi spazi così come si presentano attualmente. Restano visibili il campanile e la struttura dell’abside originale costruito con i mattoni rossi, lunghi e sottili, tipici delle costruzioni giustinianee detti “giulianei”, cioè del periodo di Giuliano Argentario.